9 Gennaio 2026
Ieri sera ho rivisto La carica dei 101 (1961, strepitoso).
Le scene le sappiamo tutti a memoria.
Eppure, questa volta, mi sono accorto di una cosa.
Il conflitto centrale del film — buoni e cattivi, Crudelia contro i cani — ruota anche attorno a due modi opposti di muoversi nello spazio.
Non è una tesi dichiarata, né una metafora esplicita. È qualcosa che si costruisce scena dopo scena, quasi senza farsi notare.
Ci avevi mai pensato?
Da una parte Crudelia.
Si sposta in automobile, veloce e aggressiva. Corre sempre, accelera, forza la strada e chi le sta intorno.
Dall’altra i cani.
Si muovono lentamente tra sentieri, cortili, scorciatoie. Deviano, si fermano, aspettano, cambiano percorso quando serve.
I cani leggono il territorio, riconoscono le soglie, attivano reti informali.
Crudelia accelera, invade, perde il contatto con ciò che la circonda.
E infatti perde il controllo.
Nel film tutto è più semplice: ci sono i buoni e ci sono i cattivi.
Nella realtà, però, le cose non funzionano così. Non esistono davvero buoni e cattivi, ma modi diversi di stare nello spazio e di attraversarlo.
Rivederlo oggi mi colpisce perché quel contrasto somiglia molto a ciò che vedo ogni giorno nel mio lavoro su mobilità, spazio pubblico e città.
Non come schema teorico, ma come pratica quotidiana.
Nei quartieri, negli spostamenti brevi, nel modo in cui attraversiamo lo spazio — spesso senza farci troppo caso — convivono continuamente questi approcci diversi.
Forse è anche per questo che La carica dei 101 continua a funzionare.
Non perché offra una lezione chiara, ma perché rende visibile qualcosa che resta spesso implicito.
Sappiamo poi come finisce il film 🙂